PROIEZIONI 2018 - SanGio' Verona Video Festival 2018

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E l’Adige va nel giorno in cui il Verona Video Festival ricorda il ‘68

Intensa giornata, questo venerdì 27 luglio con il San Giò Verona Video Festival che, a Santa Maria in Chiavica, ricorda il ’68 e il destino del nostro fiume: l’Adige. Si comincia il pomeriggio alle 16.30 con “Per non dimenticare il ‘68” due film di Gerd Conrad, presentati a febbraio nella grande retrospettiva che la Berlinale ha dedicato agli eventi che cinquant’anni fa cambiarono il nostro modo di vivere. I film appartengono a quell’epoca e a quello che quell’epoca ha determinato, il primo “Farbtest: Rot “ è un cortometraggio del 1968 che racconta di una staffetta di studenti che portano una bandiera rossa attraverso Berlino (Ovest) provocando le autorità della città grimaldello occidentale nel territorio della Germania comunista. Il secondo “Starbuck” è dedicato a Holger Meins, compagno di scuola di Conradt all´accademia Cine-TV di Berlino, gran cineasta, entrato nella RAF, arrestato assieme a Andreas Baader e morto di sciopero della fame all´età di 33 anni (nel 1974). Si tratta di una riflessione sulle conseguenze estreme del ’68 e sulla nascita delle organizzazioni terroristiche che negli anni’70 segnarono la vita europea. Alle 21, dopo le premiazioni si vedrà il lungometraggio “Storie di terre e d’acqua: Adige Etsch” di Vittorio Curzel. Un cammino lungo le rive dell’Adige, dalla foce, nel parco del Delta del Po, alle sorgenti nei pressi del Passo Resia, attraversando paesaggi, culture e lingue diverse. L’Adige collega il mondo culturale italiano con quello tedesco. “La voce narrante si intreccia con le performance di musicisti che testimoniano il riferimento alle tradizioni locali e l’apertura cosmopolita di una parte vitale d’Europa, fra nord e sud, oriente e occidente” spiega il regista che ha passato mesi camminando sulle rive del fiume, metro per metro, anche nel tratto veronese, scoprendo realtà e confermandone altre, un’esperienza più che un viaggio e il suo andare all’indietro è un invito a ritornare alle origini a ripensare il nostro rapporto col fiume. Un rapporto che non può essere solo l’abusarne da parte nostra. Con il film di Curzel il festival saluta e si prepara alla sua 25° edizione dal 23 al 27 luglio 2019.

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Da Mombai all'horror enologico passando per l'Istria

Quarta lunga giornata del San Giò Verona Video Festival , a Santa Maria in Chiavica questo giovedì 26 luglio al pomeriggio ore 16.30 si vedranno l’evento speciale fuori concorso “Vedo Rosso “Anni ’70 tra storia e memoria degli italiani d’Istria” alla presenza della regista Sabrina Benussi, e in prima visione veneta “La guerra del maiale” di David Maria Putortì. Il primo è un documentario sulla vita della comunità italiana in Istria negli anni ’70 fino alla morte di Tito nel 1980; in particolare è sul vissuto dei bambini e adolescenti della comunità italiana, figli della generazione che alla fine del secondo conflitto mondiale non intrapresero la strada dell’esodo. Un film capace di dare una luce diversa a un argomento che coinvolge da sempre l’opinione pubblica italiana dando voce a chi finora è stato dimenticato. “La guerra del maiale” è invece un film di fiction tratto dal romanzo “Diario de la Guerra del Cerdo” di Adolfo Bioy Casares dedicato al problema dell’invecchiamento e del potere che i vecchi mantengono nella paura della morte. Dopo una pausa si riprende alle 21 con “I Semi Acustici” e I Pitochi di Berto Barbarani a cui segue la proiezione di “Guarda Dada” del videoartista Flavio Sciolé che rende omaggio al dadaismo. La serata continua con l’indiano “Counterfeit Kunkoo “di Reema Sengupta . un film ambientato nella megalopoli Mumbai con protagonista una affermata single immersa in mondo maschilista. Se “A Boat” di Gabriel Herrera Torres è una interessante fiction, “Les Fantômes de Bâmiyân” ci riporta nella valle di Bamiyan dove i talebani nel 20012 distrussero le grandi statue di Budda. Con “La vaca” il colombiano Juan Jiménez ricorda la responsabilità dell’uomo nel suo rapporto con gli animali che chiama domestici. Un classico horror lo statunitense “Chateau Sauvignon: terroir “ è ambientato da David E. Munz-Maire nel mondo del vino, mentre chiude serata e concorso di questo 24esimo San Giò Verrona Video Festival l’australiano “Bang Bang” firmato dal turco Gulsum Guler Ozen, vero film della notte.
L’ingresso alle proiezioni è libero.

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Tra sagre, balere e girotondi un Leone d’oro veneziano al Video Festival

Un mercoledì da leoni questo 25 luglio, terza giornata del Sangiò Verona Video Festival, in corso a Santa Maria in Chiavica, storica chiesetta nei pressi delle Arche Scaligere. In competizione scende infatti Milcho Manchevski. Leone d’oro a Venezia nel 1994 con “Before the Rain”, che a Verona porta il suo ultimo film, l’ipnotico corto “The End of Time”, la ricerca di un momento in cui tutto sembra fermarsi in attesa di un sorriso. “The End of Time” passerà la sera alle 21 finite le emozioni del lungo pomeriggio che inizia alle 16.30 con il francese “A l’etranger” un film sulla danza immaginato, scritto e diretto dalla coreografa Heddy Maalem, per proseguire con “Sagre Balere” di Alessandro Stevanon, un film sul “liscio” ,dedicato a Omar Codazzi, icona di un genere sempre popolarissimo, un viaggio attraverso un’ Italia ingiustamente considerata minore. La sera alle 21 si apre con “Giro Giro Tondo” del noto videoartista Flavio Sciolé, a cui segue il film olandese “A Single Life “ di Job Roggeveen, Joris Oprins e Marieke Blaauw, già nomination dell’ Academy Award for Best Animated Short Film at the 87th Academy Awards, la musica è “Happy Camper”. In competizione poi “Ghost” un film di Ka Yin Lee, prodotto tra Cine e Hong Kong, che parla di un uomo stanco dela routine della sua vita, mentre dalla Svizzera arriva “La bataille de San Romano” un film sul famosissimo quadro di Paolo Uccello firmato da Georges Schwizgebel, a questo seguono “The End of Time” e il secondo film di Lorena Sopi, giovanissima regista del Kosovo, “Rreze”, ambientato durante la guerra del 1999, e ispirato a “Il diario della paura” scritto allora da una bambina di nove anni, Rreze Abdullahu. Dalla Bulgaria arriva “Trials” di Lyubomir Pechev, e Afghanistan e Albania producono “Jusqu’a l’amour” Seyyed Hussein Mousavi , storia di un filmmaker in difficoltà con l’attrice del suo film, il regista Hsin-Tun Tsai porta al Festival il suo ecologico “Reverse coprodotto da Taiwan e Cina insieme alla Malesia. Dagli Stati Uniti arriva “The Hobbyist” di George Vatistas, mentre dalla Tailandia Pathompon Mont Tesprateep firma un’opera sconvolgente “Song X” con un uomo che seppellisce la sua anima, un film intriso di una cultura della vita e della morte lontana dalla nostra quotidianità occidentale, il film era in concorso a Locarno. A seguire il disegno animato irlandese “An Island” di Rory Byrne, sulla solitudine di un uomo, l’ atteso “Élégie Nocturne “ del canadese Éric Falardeau che racconta di un uomo in cerca di un amore perduto e per chiudere la serata l’esplosiva e irriverente commedia belga “State of Emergency Motherfucker” di Sébastien Petretti. L’ingresso è libero.

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IL MONDO INTORNO AL VERONA VIDEO FESTIVAL

Seconda lunga giornata al Verona Video Festival questo martedì 24 luglio che si apre al pomeriggio alle 16.30 con un film che ha impressionato a Febbraio il Festival di Berlino: “Djamilia” della bravissima regista kirghiza Aminatou Echard, un vero canto alla donna, all’amore, all’esistere. Subito a seguire una importante testimonianza sulla realtà invisibile di Palermo: “Sarà Paradiso Un fiore nel cuore di Palermo” di Gaetano Di Lorenzo che ci immergerà tra l’Albergheria e il mercato di Ballarò. Dopo una pausa si riprende alle 21 con un omaggio al regista Giorgio Trentin, per anni giurato a questo Festival, che ha saputo anche indirizzare, di lui si vedrà uno dei documentari d’esordio il poetico “Dongje il fogolâr” dove si scopre la bellezza di Gemona prima del terremoto. Seguono il portoghese (Des)Fragmentação” di Luis Miranda sulle fotografie che restano quando una lei va via, e “Mariposas” di Adrian Carey storia di padri che aspettano i figli all’uscita di scuola. La canadese Josephine Massarella con “165708” da lezioni su quanto si può manipolare un’immagine, mentre l’algerino Issam Taachit nel suo “Human” racconta di un bambino con la sindrome di Down che cerca di giocare a pallone con altri bambini. Nell’indiano “The Art of Aping” Ananya Anil mostra l’influenza la devastante influenza occidentale nel mondo tradizionale indiano mentre il belga Paolo Zagaglia in “Viti al sole, vita nel buio” mostra il suo dolore di regista che ha perso la vista in un film che illumina. Un’animazione dedicata al mondo del ciclismo “Toer” è firmata da Jasmijne Cedee, mentre dal Festival di Cannes arriva a Verona “Creme de menthe” dei canadesi quebechesi Philippe David Gagné & Jean-Marc E.Roy, un film con la brava Charlotte Aubin nelle vesti di una giovane donna che ha perso da poco il padre. Dal Pakistan in “Parallel World” Tareq Baddar ricorda la realtà di un mondo arabo sconvolto dalle rivolte di una primavera mai sbocciata. “Netflix & Chill” di Michael Middelkoop è una commedia su un ragazzo che deve incontrare i genitori della sua ragazza e convincerli di non aver tradito la verginità della figlia. Dalla commedia al thriller con l’argentino “Refuge” di Pamela De Massias De Bonne, e per finire la giornata il Festival propone un film prodotto da Alexander Sokurov “The Hamsa” di Gadzhimurad Efendiev, con uomo che torna nella sua città dopo essere uscito di prigione. L’ingresso è libero.

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Apre il San Giò Verona Video Festival 2018, prima notte

UNA BAMBA E TANTI CARTONI ANIMATI INAUGURANO IL VERONA FILM FESTIVAL

Questa sera, lunedì 23, alle ore 21.00 a Santa Maria in Chiavica, nel centro antico di Verona, si inaugura il Sangiò Verona Video Festival 2018. Una manifestazione cinematografica che presenta corti e lunghi provenienti da tutti cinque i continenti, 35 le nazioni in concorso. Già questa prima sera offre un programma di gran varietà, dopo le note dell’arpa di Diane Peters, ospite d’eccezione, saranno quelle mescolate a uno studiato gioco d’immagini, composte da Marco Schiavoni nel suo “Bamba di luglio” a inaugurare ufficialmente l’edizione numero 24 del Festival. A questo segue il primo film di animazione lo spassoso e dolce “A priori” della tedesca Maité Schmitt, che mostra un giovane bibliotecario alle prese con le tarme che divorano i vecchi libri. L’australiano Richard James Allen mette il suo eroe alle prese con la “Totentanz” di Franz Liszt mentre la russa Svetlana Andrianova in un divertente disegno animato “Dva tramvaya” stravolge l’idea di “Cars”. Il pubblico del Festival incontra poi il primo film della giovanissima Lorena Sopi scelto per il concorso: “Eternally Child”. Un film di grande spessore drammatico e visuale, che la regista del Kosovo conduce con stupefacente maestria. Un’ altra animazione “(Fool Time) JOB” del francese Gilles Cuvelier porta nell’oggi critico del mondo del lavoro, mentre dagli Stati Uniti Dawn Westlake porta “From on High” su una giovane siriana sbarcata in Europa. Diversa è l’atmosfera di “L'homme et le poisson” un disegno animato canadese ambientato tra i ghiacci firmato da Lewis Leon, e del belga “Le Marcheur” di Frédéric Hainaut che ci riporta nella fragilità del mondo del lavoro. Dalla Repubblica Democratica del Congo sbarca a Verona Nelson Makengo con il suo “Souvenir d’un ete” un film sulla libertà, mentre un altro russo Anton Sokolov porta il suo corto “Disappeared” in competizione. Dall’India viene invece il poetico “The Waltz” di Sanjiban Nath ambientato nella moderna Calcutta, in un mondo completamente diverso, il deserto di Atacama ci cala con il suo “El paisaje está vacío y el vacío es paisaje” la filmaker Carla Andrade. La serata si chiude con un’altra animazione “Le Portrait£”del francese Gabriel Allard. Un film ambientato all’inizio dello scorso secolo a San Pietroburgo. Queste sono le storie della prima notte del San Giò Verona Video Festival 2018.
L’ingresso è libero

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